lunedì 2 agosto 2010

Luciano Barbera: made in Italy in crisi? Tutto per un capitolo. O quasi

Lo chiamano il contadino del tessile, a Biella. Definizione che si accompagna a quella che in tutto il mondo ha fatto di lui uno dei re Mida dell’eleganza. Come scrive il New York Times, “dressed in a style that could be described as aristo-casual”. Il sovrano dell’aristo-casual Luciano Barbera, uno dei rappresentanti italiani delle aziende artigiane assurte allo stato di fucine di pregiatissimi tessuti e modelli di stile, per qualcuno è anche un “grillo parlante”.

In questi giorni le considerazioni di Luciano Barbera sul mondo dell’industria medio-piccola italiana, che potrebbero non sostenere più l’economia del Paese, ribadiscono concetti già espressi. Ma adesso Barbera parla dalle pagine del sito del New York Times. Il 72enne biellese ha infatti fondato nel 1992 la Barbera Usa, diretta da Michael Sestak.


Il NYT scrive che l’economia italiana, la settima al mondo, rientra nella lista delle Nazioni che spaventano l’Europa e che sotto certi aspetti la situazione in Italia assomiglia a quella in Grecia:

Study the numbers and you will find symptoms of distress that look a lot like those of Greece. Public sector debt amounts to roughly 118 percent of the gross domestic product, nearly identical to Greece. And like Greece, Italy is trying to ease fears in the euro zone and elsewhere with an austerity package, one intended to cut the deficit in half, to 2.7 percent of G.D.P., by 2012”.

Con la differenza -specifica il giornalista del NYT - che in Italia "saggiamente" si contraggono debiti con propri connazionali, non all’estero:

“But dig a little deeper and the similarities end. The Italians, unlike the Greeks, are born savers, and much of the Italian debt is owned by the Italians. That means that unlike Greece, which will be sending a sizable percentage of its G.D.P. to foreign creditors for a generation to come, Italy is basically in hock to its own citizens”.

Carlo Altomonte, economista alla Bocconi di Milano citato dal giornalista americano, punta su un altro aspetto: “Il problema italiano non è quello di avere molti debiti. Ma quello di avere un’economia che non cresce”.

Di recente l’Italia è stata descritta come modello anti-crisi, simbolo di un equilibrio precario, determinato da un costante debito pubblico, che comunque mantiene a galla l’economia. A galla molti restano a fatica, crisi economica inclusa o esclusa. Luciano Barbera è in questi giorni a Milano per l’apertura del caso, in tribunale, relativo al fallimento del Lanificio Carlo Barbera. Tra debiti, prestiti e possibili fusioni, come spiegava lo scorso novembre in un articolo sul fatturato 2008 Fashion Magazine.it.

Il NYT: “Like Italy, Mr. Barbera has debt woes — he owes his creditors roughly $5.8 million and says that if his country’s financial system offered the protections of Chapter 11-style bankruptcy, he would have sought it several years ago. But he could also solve his debt problem if more orders were coming in”.

Se l’Italia applicasse il “capitolo 11”, dice nell'intervista Barbera che eppure vende agli stores Berney’s e Neiman Marcus e veste Angelina Jolie sul set del suo nuovo film “Salt” (vedi foto), avrebbe risolto i debiti già da anni. Capitolo 11? Riporto la definizione: "Quando un imprenditore negli Stati Uniti non è in grado di onorare i suoi debiti, quest'ultimo o i suoi creditori possono chiedere ad una corte federale la protezione prevista dal Chapter 7 o dal Chapter 11. Nel Chapter 11 l'imprenditore rimane solitamente in possesso di tutti i suoi beni ed è però sottoposto al controllo e alla giurisdizione della corte. Con l'ingresso nel Chapter 11 tutte le azioni dei creditori volte a pretendere il pagamento dei loro debiti sono automaticamente bloccate". Esattamente come nella legge fallimentare italiana, dicono.


Giovanna Boglietti

4 commenti:

  1. e dire che basterebbe davvero poco per noi italiani non essere in una situazione stagnante...e invece oltre ad avere uno Stato incapace,spesso ci ritroviamo anche con imprenditori che hanno studiato economia da topo gigio o al bar dello sport...
    Fortunatamente non è il caso di Luciano Barbera.

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  2. caro L., è vero. Però è un peccato che il Lanificio di famiglia abbia fatto le spese dei debiti e che l'azienda fondata negli Usa continui a esistere. Questo è poco da "made in Italy"!

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  3. Ho ricevuto un commento dal signor Giovanni, che ho pensato di pubblicare perché aggiunge profondità alla questione: "Non è vero che l'eccellenza non paga. E' vero invece che l'eccellenza non può pagare la dissennata conduzione della consociata Grilux che distribuiva la linea Luciano Barbera
    per cui ora la Grilux va in fallimento ma ha già trascinato in liquidazione e scioglimento dagli esiti altrettanto incerti la Carlo Barbera.
    E'tutto documentabile dai bilanci.
    E' altrettanto innegabile che Luciano Barbera è seconda generazione rispetto al padre Carlo ed ha distrutto quello che il padre ha lasciato perdendo il controllo della Carlo Barbera smentendo il detto che la seconda generazione conserva.
    Ci sarebbe poi da commentare il fatto che chiusa la Grilux dal cappello del coniglio è uscita la Peplo a continuare la linea Luciano Barbera in danno dei creditori Grilux".

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  4. TESSILE:LANIFICIO BARBERA DI BIELLA,INTERVIENE LA CIRO PAONE

    (ANSA) - BIELLA, 7 OTT 2010 - Ciro Paone spa ha deciso di intervenire nel salvataggio del lanificio Carlo Barbera di Callabiana (Biella. Con un'operazione da 3,3 milioni di euro,
    che e' in fase avanzata di perfezionamento, e' prevista la nascita di una nuova societa'
    (controllata dalla Ciro Paone spa,
    che oggi ne controlla altre 15 nel mondo fra le quali Kiton, che prendera' in affitto il ramo d'azienda biellese e successivamente procedera' all'acquisto all'interno di una procedura di un concordato.
    L'operazione permettera' di assicurare cosi' il mantenimento
    di circa 40 posti di lavoro sugli 80 attuali. Luciano Barbera dovrebbe partecipare solo alla fase di progettazione delle nuove collezioni mentre il figlio Corrado curerebbe la funzione vendita conservando cosi' il bagaglio di conoscenze acquisto da oltre 20 anni con la clientela internazionale. Alla guida della nuova societa' Ciro Paone ha chiamato i migliori manager
    "allevati" dalla Kiton in questi anni: Marco Romano e Federico
    Cozzolino.

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